giovedì 31 marzo 2016

L'illusione del nostro tempo


L'ILLUSIONE DEL NOSTRO TEMPO


E' come un'enorme ragnatela che ci avvolge dalla testa ai piedi,
dall'ambiente che ci circonda e che costruiamo ogni giorno
ai meandri della nostra anima, del nostro inconscio.

La avvertiamo costantemente e incessantemente in
ogni gesto quotidiano,
in ogni cosa che sentiamo...

C'è chi la usa per conforto e chi per pura disperazione,
C'è poi, chi sa che senza, la vita sarebbe diversa...
Più forte, più reale, più dura da capire e accettare.

Per tanto la temiamo, la adoriamo, la bramiamo e ne facciamo abuso
come fosse la più potente delle droghe, troppo forte per privarsene...

Il nostro tempo, la nostra realtà, 
la nostra storia e poi
le guerre, 
le battaglie perse, 
le vittorie e il potere...

Essa si cela dietro tutto quello che crediamo di sapere,
e a volte le affidiamo il pieno controllo di noi stessi...
Pur sapendo che ha contribuito a creare qualcosa di sinistro
che da sempre aleggia su di noi.

E' una forte arma usata per ammaliarci e
a me piace chiamarla
“l'illusione del nostro tempo”.

31 Marzo 2016,
Francesco Cerenzia





giovedì 24 marzo 2016

"RIFLETTIAMO E AGIAMO"


RIFLETTIAMO E AGIAMO”


Noi tutti possediamo grandi doti “interne”...
Possediamo la capacità di pensare,
di capire ciò che accade intorno a noi quotidianamente,
di provare emozioni...
E con l'aiuto della concentrazione, in quanto umani,
potremmo essere in grado di raggiungere
obbiettivi incredibili e normalmente considerati impossibili.

La mente umana cela doti straordinarie e se impariamo ad usarle
potremmo anche arrivare a capire le vere ragioni dell'essere.

Non lasciamoci dunque manipolare e distrarre dalla società odierna.
Non lasciamo che essa e chi ne tira le fila, distrugga la nostra intelligenza
facendoci correre dietro futili scopi,
dietro potenti istituzioni che da secoli pretendono di essere nel giusto.

Non lasciamoci trasformare in schiavi del consumismo e del capitalismo sfrenato.

Siamo esseri umani e in quanto tali, possiamo creare una realtà migliore.
Senza terrore,
senza sanguinose guerre economiche e di religione,
senza rappresentanti immorali che mirano solo al controllo assoluto
avvalendosi di qualsiasi mezzo.

Riflettiamo e agiamo!
Perchè questa è l'unica cosa da fare ora.



24 Marzo 2016,
Francesco Cerenzia











venerdì 18 marzo 2016

"MI VERGOGNO DI ESSERE UMANO"


MI VERGOGNO DI ESSERE UMANO”

E non basterebbe una vita per riuscire a raccontare pienamente quello che ho visto, quello che ho vissuto...

La pioggia era incessante e il fango era ovunque; lo sfondo era agghiacciante e il profondo disagio si respirava nell'aria.
Un'atmosfera carica di ansia, di paura, di rassegnazione e di terrore... Un'atmosfera disumana.
Io ero un volontario, in quell'enorme tendopoli situata al confine tra Grecia e Macedonia, spinto dal desiderio di poter aiutare i miei simili e di dare loro speranza.
Una speranza che a fatica riuscivo a trovare, una speranza sfuggente celata dall'abbagliante luce dell'illusione.

Le condizioni umane di quella tendopoli, sorta per dare alloggio a centinaia di profughi di guerra, erano orribili...

Che razza di posto era quello?
Che razza di speranza potevo dare a coloro che giorno dopo giorno morivano e perivano in un mare di fango e di desolazione?

Ero turbato e deluso!
Ero profondamente arrabbiato nei confronti dei “potenti”, che per la loro incapacità di compiere scelte, causavano emergenze umanitarie come quelle.

Mi chiedevo allora dove fossero i nostri rappresentanti...
Dov'erano, quando un bambino profugo cercava di scavalcare l'altissimo filo spinato che recintava l'inferno e di colpo si ritrovava a terra braccato come un animale da “uomini di legge”.

Dov'era la chiesa, che predica tanto dai suoi lussuosi palazzi, mentre una donna era costretta a partorire nelle peggiori condizioni umane.

Dov'era la nostra umanità, mentre l'unico cibo che possedevano quegli sfollati erano scarti gettati loro dai pochi furgoni a cui era concesso passare.

Ritornai tempo dopo a casa, in Italia...
E dopo aver tentato invano di cancellare quei ricordi dolorosi e quei rimorsi provenienti dal mio inconscio, andai una mattina in un bar per prendere un caffè...

La tv di quel locale era sintonizzata su un canale che parlava dell'emergenza profughi e dei campi nel fango... Non ebbi il coraggio di rivedere quelle immagini e me ne stavo in silenzio al bancone, aspettando il mio caffè.

Ah disgraziati! Perchè non li fanno fuori tutti! Perchè non ci lasciano in pace!”
Disse improvvisamente il barista, osservando il servizio in tv e rivolgendosi a me.

Io rimasi muto, immobile e scioccato...
Lasciai il caffè e me ne andai.

Non ero arrabbiato con quell'uomo, ma provavo un'enorme e oscura vergogna.


MI VERGOGNAVO DI ESSERE UMANO.

18 Marzo 2016,
Francesco Cerenzia