mercoledì 6 gennaio 2016

"Il Viaggio della Salvezza"


IL VIAGGIO DELLA SALVEZZA

Non ricordo alla perfezione quello che stava accadendo, so solo che mia madre si privò dei suoi oggetti più preziosi e di qualche contante, per farci intraprendere quel viaggio.
Eravamo mossi dalla speranza di riottenere quello che la guerra ci aveva tolto, la serenità.

Il suo volto, quello di mia madre, aveva gli occhi sempre lucidi e l'espressione di chi voleva rassicurare e proteggere i suoi figli da ogni male.
Fu costretta a prendere decisioni che non avrebbe mai immaginato... E la sofferenza, seppur ben nascosta, la avvolgeva dalla testa ai piedi.
Mio padre invece, si mostrava sempre forte...
Anche quando degli uomini armati lo presero con la forza e lo trascinarono via dalle macerie della nostra casa.
Ce n'erano ovunque, insieme a persone che correvano con fucili in mano mentre aerei da guerra sorvolavano il cielo e sganciavano ripetutamente bombe. Colpivano tutti! Non risparmiavano nessuno, non conoscevano tregua!

Cavolo! quanta rabbia covava il mio animo, una rabbia atipica che un bambino della mia età non dovrebbe neanche conoscere... Avrei voluto urlare a quei piloti:

Ehi! Che cosa fate! Qui c'è la mia casa, la mia stanza, i miei giocattoli preferiti! Perchè distruggete tutto!”

Ma sapevo che loro non potevano sentirmi, non ascoltavano nessuna di quelle urla provenienti dalla mia gente...
Ero inorridito e spaventato e mentre le persone a me care scappavano da tutte le parti, osservavo la casa distrutta dei miei vicini chiedendomi che fine avesse fatto il mio amico Jhonas.
Poi il buio...

Quando aprii gli occhi ero con mia madre che tutta agitata e spaventata preparava dei borsoni.
Gli chiesi dove eravamo diretti e perchè non c'era papà con noi, ma lei taceva...
Capii subito che probabilmente non avrei mai più rivisto mio padre e una lacrima intensa mi solcò il viso.

Ricordo molto bene quel viaggio... Eravamo un centinaio su quel gommone e molti di loro erano più piccoli di me.
Mia madre mi teneva stretto e con uno scialle mi copriva il corpo, gelato.
Io guardavo le persone accanto a noi e non sapevo cosa pensare; piangevano, congelavano, cercavano di farsi bastare quel poco pane.
Pensavano tutti di farcela, tutti loro volevano toccare terra ancora e rifarsi una vita; la loro era andata in mille pezzi.
Pensavo che non potevamo arrenderci, che ce la dovevamo fare ad ogni costo! Io volevo rivedere mia madre sorridere mentre mi mette a letto, mentre mi canta qualche canzone, mentre cucina col sorriso stampato sul volto.

Guardavo l'orizzonte e il mare sembrava infinito, la terra appariva lontana e la mia casa, la mia vita da bambino normale e mio padre erano andati perduti per sempre.

Tuttavia avevo un'arma segreta con me, una forza intensa che scaturiva dallo sguardo di lei, di mia madre.
Pensai che dovevo farcela...
Per lei!

6 Gennaio 2016,
Francesco Cerenzia






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